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Chi è
Climatologo, docente universitario e presidente della Società italiana di meteorologia
A fine estate 2018 la quindicenne Greta Thunberg cominciò a Stoccolma a fare lo sciopero per il clima. Nel 2019 gli scioperi contro i cambiamenti climatici si propagarono agli studenti di tutto il mondo e la giovane svedese divenne una star, ricevuta da capi di stato e invitata alle grandi conferenze delle Nazioni Unite sull’ambiente. In parte era già capitato nel 1992 con la giovanissima canadese Severn Suzuki, che allora aveva 12 anni, ma il suo messaggio fu presto dimenticato. Sembrava che nell’epoca della rete globale Greta potesse avere un maggior successo, ma gli anni passano, e non si vedono passi significativi. A diciott’anni Greta continua a ripetere "basta con le vuote promesse...". Intanto la pandemia Covid per tutto il 2020 ha spostato l’attenzione dei media e dei politici attenuando gli impegni a favore dell’ambiente, sia pure con processi che - impostati già prima della crisi sanitaria - vanno lentamente avanti, come il Green Deal europeo e la nuova conferenza delle Nazioni Unite sul clima, attesa a Glasgow nel prossimo novembre. Ma l’urgenza incalza e non si capisce di quante Grete avremo ancora bisogno prima di passare dalle parole ai fatti.
Da un lato l’allarme della scienza aggiunge ogni giorno uno studio con dati planetari in peggioramento o un ennesimo appello per una rapida transizione ecologica firmato da questo o quel premio Nobel; dall’altro personalità con curricula di ben altro spessore rispetto a quello di una studentessa, cercano con il loro carisma di portare il tema ambientale in priorità nell’agenda politica mondiale, senza però riuscirvi. Ci dev’essere qualcosa di profondamente ostile al cambiamento delle nostre perniciose abitudini. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il portoghese Antonio Guterres, da anni non smette di pronunciare inviti ad agire contro il degrado ambientale: a dicembre 2020 ha detto che "l’Umanità ha dichiarato guerra alla Natura, e questo è un suicidio, bisogna fermarsi".
Ma già nel 2015 papa Francesco con la sua Enciclica ambientale Laudato Si’ aveva tentato di dare uno scossone alle coscienze dei cristiani, e si può dire che non ha avuto maggior fortuna di Greta. Dopo quattro anni di negazionismo trumpiano, il neopresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha riportato il secondo emettitore mondiale di CO2 dentro l’accordo di Parigi, ma è presto per vedere un segno concreto sulla curva delle emissioni globali, che nonostante la breve flessione derivata dai confinamenti sanitari, ha ripreso imperterrita a salire. Bill Gates scrive un libro su come evitare il disastro climatico tramite soluzioni tecnologiche (dove include forse con troppo ottimismo anche l’energia nucleare), ma non è un bestseller.
E siamo pieni anche di altri nomi dello spettacolo e della cultura che si sono spesi per spronarci all’azione: il fotografo francese Yann Arthus-Bertrand con il magnifico film "Home" del 2009, l’attore Leonardo Di Caprio con il suo film-denuncia "Prima del diluvio" del 2016, lo scrittore americano Jonathan Franzen con il suo articolo "E se smettessimo di fingere?" uscito nel 2019, il musicista Ludovico Einaudi che suona il pianoforte su un iceberg dell’oceano Artico, l’attrice Jane Fonda che incita alla disobbedienza civile nel suo libro "What can I do?" e si fa arrestare durante una protesta a Washington nell’autunno 2019. Si potrebbe continuare, come vedete di "Grete" ne abbiamo avute quante ne volete, ma nulla è cambiato. Dati, scenari, road-maps, progetti di economia verde, transizioni ecologiche sono tutti davanti a noi da decenni, ma prendono polvere nei cassetti dei ministeri di tutto il mondo: allora "Perché stiamo aspettando?", dal titolo del libro dell’economista britannico Nicholas Stern, uscito peraltro nel 2015.
Forse ciascuno di noi deve farsi questa domanda: vogliamo veramente salvarci dal collasso ambientale? O ci va bene così, finire in un gorgo di autodistruzione dovuto al nostro stesso successo demografico, scientifico e tecnologico? Se veramente vogliamo traghettare la nostra specie verso un futuro durevole dobbiamo fare una straordinaria conversione culturale: accettare che il pianeta ha dei limiti e per non mandarlo al collasso bisogna rispettarli, moderando i nostri appetiti, cambiando modello economico e filosofia di vita. Ci servono altri profeti? No, ora è il momento di dimostrare come individui e come collettività di voler ribaltare la situazione, prima che diventi irreversibile. E forse, se non la capiamo con la cultura, provare con le tasse ambientali: chi inquina, che paghi.
10-04-2021 22:00



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