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Il diario
I disordini alla Foce
non solo figli del disagio
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
i disordini che accadono a Lugano con ripetitività ravvicinata, dal piazzale della stazione ferroviaria alla Foce del Cassarate (con diverse centinaia di giovani sabato sera/notte da tutto il Ticino) e, collateralmente, il clima caldo creatosi in vista dello sgombero ingiunto al Molino, stanno alimentando nell’opinione pubblica una giustificata inquietudine. Lo scatenamento di alcune frange con molte forme di insubordinazione, teppismo, danni vari - anche d’immagine - rischia di produrre un effetto perverso, con irrigidimenti e chiusure. Possibile mettere a soqquadro, innescare tafferugli e risse, attaccare la polizia e non rimproverarsi nulla?
RESPONSABILITÀ e colpe degli autori saranno accertate, intanto però potrebbero abbassarsi le saracinesche sul dialogo tra le autorità - che rappresentano i cittadini - e le attese, vestite anche di rivendicazioni talora eccessive, di gruppi che sono in ogni modo una minoranza dell’universo giovanile. Centri sociali e autogestione sono una realtà da considerare: ma non sono il tutto. La pretesa, la tentazione del braccio di ferro, la volontà di imporre con la forza sono antagonisti della democrazia, della legalità, dello spirito che deve animare un confronto alla ricerca di possibili sbocchi.
C’È UNA PAROLA ricorrente, sulla bocca della gente, nei commenti, nelle prese di posizione e nelle lettere sui giornali ed è "rispetto". Che non può essere una coperta corta, tirata di qua e di là. È irrinunciabile e deve essere praticato da tutti. L’anno scorso, quando in marzo giunse la covid-19, molti esponenti della psichiatria e della psicologia - Paolo Crepet e Anna Oliverio Ferraris per primi sul "Caffè" - predissero che ci sarebbe stata questa pericolosa curva. Limiti, privazioni, divieti, confinamenti prolungati fra quattro mura portano inevitabilmente a cortocircuiti interpersonali con insopportabilità reciproche, depressioni, ansie e ossessività diffuse, crisi moltiplicate nelle famiglie, aumento dei divorzi.
I GIOVANI sono la generazione che più di tutte sono in sofferenza e talora debordano. Si è visto oltre San Gottardo e in Italia. Forse è anche una certa pigrizia a vari livelli che ha portato ad attestarsi su blocchi snervanti. S’è sviluppata una sorta di regressione e purtroppo sono state quasi azzerate le opportunità culturali. Norme e disposizioni - ad esempio contro gli assembramenti - non sono un capriccio, ma una prudenza di rigore per abbassare l’ondata rimontante del contagio, la terza. Si potrà tornare alla normalità solo con estese e urgenti vaccinazioni, intanto però avremo una Pasqua di nuovo blindata in Gran Bretagna, Germania, Italia... Si pagano molti errori, ritardi e inefficienze, ma così è. Non si può comunque fare la guerra alla ragione, bisogna usarla.
27.03.2021


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