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Ecco come cambierà l'industria turistica
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"Vacanze più lunghe
ma in posti vicini"
ANDREA BERTAGNI


Una rivoluzione. Non soltanto la vita durante il Covid è cambiata. Anche il viaggio e il viaggiare non saranno più gli stessi. "Avremo bisogno di più spazio, di più igiene e sicurezza, di natura". Pietro Beritelli, professore di management del turismo all’università di San Gallo, ha studiato a fondo il turismo del futuro, quello che ha dovuto e farà i conti con la pandemia. "Il viaggio è una necessità dell’essere umano. È una sua componente innata", fa presente Beritelli. E come tale rimarrà sempre. Così come è rimasto l’anno scorso, quando durante l’estate, il turismo ha continuato a svilupparsi, soprattutto quello interno, facendo felice più di un albergatore. "Alcune aree di montagna sono state prese d’assalto, mentre le città e le classiche mete da cartolina hanno sofferto - è il commento dell’esperto di turismo - semmai è mancato in particolar modo il turismo internazionale, mentre quello interno non ha risentito più di tanto delle conseguenze negative della pandemia".
Non a caso gli svizzeri hanno (ri)scoperto la Svizzera. In campeggio, in camper, ma anche visitando zone più nascoste o che non avevano mai preso seriamente in considerazione. Quella dell’anno scorso è però stata una fase di transizione. Perché le vere sfide iniziano oggi. O meglio domani. Perché se il viaggio è una componente essenziale dell’essere umano, il Covid ha comunque rimescolato le carte. Cambiando prima di tutto le nostre abitudini quotidiane. "La pandemia ha dimostrato la necessità per le persone di cercare più distanza e allo stesso tempo sicurezza - annota Sergio Rossi, professore di economia all’università di Friburgo - e questo ha avuto effetti anche sulla domanda di abitazioni unifamiliari e sulla richiesta immobiliare delle aree più periferiche, che è aumentata e ha fatto lievitare di conseguenza anche i prezzi". È la rivincita delle valli in Ticino e della campagna in Svizzera. Che sono diventate più appettibili non soltanto al turista, ma anche ai residenti. "Anche il telelavoro ha avuto un ruolo decisivo - spiega Rossi - perchè ha reso più interessante vivere lontano dai ritmi frenetici della città".
Più qualità di vita e più turismo di qualità, dunque. Un binomio destinato a durare anche in futuro. "Il coronavirus ci ha fatto scoprire forme nuove di viaggiare - mette in luce Beritelli - abbiamo scoperto destinazioni più vicine e al tempo stesso il Paese dove viviamo, la Svizzera". La felicità del viaggio è perciò rimasta. "Forse in futuro faremo vacanze più lunghe - continua Beritelli - ci prenderemo più tempo per programmare e per scoprire posti nuovi. Faremo tutto con più calma. Accantoneremo quindi lo stress del viaggio che certe tecnologie digitali hanno contribuito ad aumentare. Perché ci avevano costretto a essere molto selettivi e ogni decisione è comunque sempre fonte di ansia e stress".
Tutto bene, dunque? Sì e no. Perché se da un lato il viaggio di domani sarà sempre più all’insegna della calma, della natura, dello spazio e dell’igiene - "la Svizzera in questo senso ha molta credibilità come destinazione turistica", sottolinea Beritelli - dall’altro i cambiamenti potranno invece essere drammatici per il turismo d’affari. "L’unico settore che soffrirà sarà quello dei viaggi di lavoro - precisa l’esperto - c’è infatti il rischio che le aziende continueranno a limare il budget degli spostamenti dei loro dipendenti che durante i vari periodi di lockdown e limitazioni sono stati sostituiti dal telelavoro e dal lavoro da casa". Se una volta si prendeva insomma la classica valigetta ventriquattr’ore, si prendeva l’aereo e si andava dall’altra parte del mondo, domani non sarà più così. È la doppia faccia della medaglia. La stessa che ha fatto aumentare la richiesta di abitazioni unifamiliari e la voglia di andare a vivere in periferia. Già che si lavora da casa meglio farlo insomma in un ambiente il più possibile rilassato. "Nel momento in cui diventa interessante spostarsi in periferia - spiega Rossi - sono anche necessarie politiche di sviluppo ed economiche che permettano di farlo agevolmente. Mi riferisco ad esempio alla necessità di dotare anche le valli della fibra ottica, di prevedere infrastrutture di trasporto adeguate e di non decentrare gli uffici postali". Un’impresa che non si attua dall’oggi al domani e che vede il Ticino un po’ "svantaggiato per la sua morfologia geografica, ma che altre regioni svizzere hanno attuato in modo vincente, sviluppando, ad esempio, collegamenti di trasporto pubblico tra campagna e centri cittadini".
Rendere più appetibili le zone discoste non farà dunque solo la felicità dei turisti. Ma anche dei residenti. Quasi un’operazione "win to win", dunque. Dove a vincere sono tutti. Si profila quindi una sconfitta per le città?
"Di sicuro a livello turistico c’era un problema - rimarca Beritelli - perché un certo turismo di massa nelle località da cartolina ha causato più di un guaio. Pensiamo a Venezia o a Barcellona, ma anche a Interlaken, Lucerna e Zurigo, località che proprio per questo motivo hanno cercato di trovare delle risposte perchè questo turismo  si era acuito a causa dell’aumento demografico, della facilità del viaggio e dall’apertura dei confini". Ecco perché, prima della pandemia, si era pensato di reindirizzare i "flussi", attraverso la scoperta di nuovi quartieri cittadini, aumentandone l’attrattività, e dall’altra si era tentato di sviluppare strategie di trasporto coordinate.
Oggi tutto questo non c’è più. I confini chiusi o semichiusi e i viaggi che si sono complicati hanno fatto implodere il turboturismo. Così le località da cartolina sono precipate nell’abisso. Quasi da un giorno all’altro. Mentre le verdi montagne e le bucoliche campagne si sono prese la rivincita. E il sospetto è che il vantaggio guadagnato durerà ancora a lungo.
abertagni@caffe.ch
27.03.2021


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