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Villi Hermann
Immagini articolo
'Col coronavirus il mio film
l'ho girato sul tavolo di casa'
ANDREA STERN


C'è chi durante il periodo di reclusione forzata ha ammazzato il tempo guardandosi una marea di film. E c’è chi invece l’ha prodotto. E non uno, ma tre di film. Senza nemmeno uscire di casa. "E senza nemmeno incontrare le persone che hanno lavorato con me", sottolinea Villi Hermann, 79 anni e un entusiasmo contagioso. La pandemia, infatti, non ha incrinato la vena creativa del noto regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e fondatore della Imago Film di Lugano. Tutt’altro. "Ero bloccato nel mio paesello nel Malcantone - racconta - e come tanti mi sono messo a fare un po’ di ordine in casa. Frugando negli armadi sono saltati fuori tre reportage fotografici che avevo fatto decine di anni fa".
Hermann ha disposto le fotografie su un tavolo e le ha mostrate a moglie e figlia, per avere un loro giudizio. "Mia figlia non ci credeva che agli inizi degli Anni ’90 ci fosse ancora in Ticino un cinema che proiettava film pornografici". Le prove erano lì, sul tavolo. L’ultimo giorno prima della chiusura del cinema a luci rosse di Chiasso, Hermann aveva voluto documentare la fine di un’epoca. "Mi ero intrufolato con la mia Leica, nascosta in una giacca molto ampia. In sala c’erano quattro gatti. Cercando di non farmi notare, avevo scattato due o tre rullini".
Un materiale finito nel dimenticatoio, alla pari di altri due servizi realizzati da Hermann a Beride: l’ultima mazza e l’ultimo giorno di attività del panettiere Ilario Ruspini. "Era il 1992, l’avevo accompagnato durante il suo ultimo giro di distribuzione. Ruspini era popolarissimo in tutto il basso Malcantone, quel giorno andava in pensione un’istituzione".
E così, tutto questo materiale è ricomparso in piena pandemia, quando la fame creativa di Hermann diventava sempre più pressante. "Ho filmato una bozza con il mio telefonino e l’ho mandata via wetransfer ad Alberto Nessi, Zeno Gabaglio e Alberto Meroni per chiedere loro se ritenessero possibile fare qualcosa. Meroni, che è quello che di tecnologia ci capisce di più, ha subito colto la palla al balzo". E il gruppetto si è subito messo all’opera. Ognuno nella propria stanza, comunicando con il telefono o via Internet. Dopo innumerevoli ore di lavoro è nato L’ultima sfornata, un cortometraggio che unisce fotografia, documentario e computer graphic. "È una produzione low cost - sottolinea Hermann -, interamente fatta in casa. È stata un’esperienza nuova per tutti, che abbiamo fatto con grande piacere".
Tanto che alla prima produzione, che verrà presentata in anteprima oggi, domenica 15 novembre, alle 22.50 su Rsi La2, ne seguiranno altre due. Anch’esse realizzate interamente a distanza. "Oggi noi cineasti abbiamo a disposizione dei mezzi che ancora vent’anni fa sarebbero stati inimmaginabili. Si aprono delle nuove libertà espressive, si possono fare delle cose davvero grandiose".
L’inconveniente però è che nel contempo il cineasta diventa sempre meno indipendente. "All’epoca si girava sempre con un cacciavite - ricorda -, caso mai si doveva aprire una scatola o aggiustare qualcosa. Oggi invece sul set per ogni problema bisogna rivolgersi agli specialisti. Siamo molto più dipendenti dalla tecnologia".
Un’evoluzione che però Hermann preferisce vedere come un’opportunità. "Diversi miei film sono già stati restaurati e messi online. La qualità è strepitosa. Peccato che poi in tanti guardino i film sul telefonino, senza profondità e con un suono scadente. Ma visto il periodo buio per il grande schermo, alla fine forse l’importante è che il cinema sia visto".
astern@caffe.ch
14.11.2020


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