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Amadeus
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"In tv non conta chi presenta
ma servono idee innovative"
ALESSANDRA COMAZZI


Amadeus ha le idee molto chiare, sul Festival di Sanremo 2021, che per ora è in programma dal 2 al 6 marzo. Se sarà possibile condurlo, e di nuovo con il sostegno di Fiorello, nel calore del pubblico, all’Ariston, al Palafiori, all’interno delle enormi sale stampa e lungo le vie della città, lo farà con piacere. Altrimenti, se rimarranno le regole del Covid, il distanziamento, il numero limitato dei posti, "preferisco rinviare la manifestazione".
Lo ha sostenuto in maniera molto ferma durante il Festival della tv e dei nuovi media che si è svolto in Italia, a Dogliani, provincia di Cuneo, terra di vino e di Einaudi. Ma il Festival di Sanremo lo vedono, lo seguono e lo conoscono ovunque, è ormai soprattutto un evento televisivo anche in Svizzera: e perché non si può pensare che una gara di canzoni si svolga davanti a una platea di spettatori contingentati, ma comunque numerosi e calorosi? Perché non si può pensare che la manifestazione, i brani, che tra l’altro saranno scelti a breve, entro la metà di dicembre, non possano venire eseguiti a beneficio di tutto quel pubblico collegato in mondovisione e sugli streaming di ogni luogo dell’universo? "Sanremo è una manifestazione sì televisiva e internazionale - spiega il conduttore - ma il suo punto di forza sta proprio nel modo in cui si svolge, davanti a una platea vera, con gli ammiratori che aspettano i cantanti, li avvolgono nel loro caldo abbraccio, chiedono autografi e fotografie. L’atmosfera, il calore umano, la condivisione e la vicinanza sono il valore aggiunto di Sanremo e trovo che siano irrinunciabili. E lo dico proprio perché ho il massimo rispetto per la malattia, per i malati, per chi li cura. Non possiamo rischiare ma nello stesso tempo non possiamo privare un Festival della sua vera essenza".
Amedeo Sebastiani, nato a Ravenna il 4 settembre 1962, come molti colleghi dello spettacolo è del segno della Vergine, ascendente Ariete. Ha una moglie, Giovanna, e due figli amatissimi: "I mei amici mi chiamavano mammo - ricorda -. E Giovanna diceva che ero un impiegato della televisione. Magari si è un po’ ricreduta. I soliti ignoti di Raiuno mi impegna tantissimo, ma cerco di mantenere del tempo per la vita di famiglia. Covid a parte, ho sempre evitato di inaugurare locali, non faccio vita mondana, non vado alle feste: a furia di non andarci, non mi invitano neanche più. Ho cominciato con la radio e la radio mi incanta, conduco tanti preserali, ho inventato la ‘ghigliottina’ dell’Eredità ma resto convinto che il successo lo fa il programma, e non il conduttore. E insomma in tv nessuno è indispensabile, indispensabile è cercare programmi forti".
Com’è avere quale agente Lucio Presta, uno che comanda più dei direttori? "È una persona che si prende a cuore i suoi artisti: se condivide un progetto, lo difende a spada tratta. E ti sostiene nei momenti del bisogno".
Anche Amadeus ha avuto le sue difficoltà, a un certo punto passò dalla Rai a Mediaset ma le cose non andarono bene. Poi, il riconoscimento assoluto. Dice: "Sarà che sono un passista. E sono tranquillo quando mi trovo in pubblico, quando devo presentare. Io volevo fare il presentatore fin da piccolo: avere gli spettatori di fronte non mi dà mai ansia. È come se in quel modo l’attenzione non fosse su di me, ma sull’insieme delle persone che mi stanno seguendo. Forse è strano, ma è così. Io sono ansioso quando mi trovo a tu per tu con le persone. Ma quando salgo le scale dell’Ariston, o lascio il camerino per raggiungere qualunque studio televisivo, mi sento sereno, ma davvero. A Fiorello chiedevo? Che cosa farai stasera al Festival?. E lui: non te lo dico. Poi lui chiedeva: tu a che ora mi chiamerai?’. E io: non te lo dico. Tutto vero, e tutto sereno".
05.12.2020


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