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Tessa Viglezio
Immagini articolo
"In piazza per i diritti,
è il turno di noi giovani"
ANDREA BERTAGNI


Proprio oggi, domenica 31 gennaio, è salita su un aereo. Atterrerà in Olanda, dove studia ecologia ed è a un passo dal master. Tessa Viglezio, 24 anni, biologa di Gravesano, è una delle protagoniste della lotta a favore del clima. Non è il suo unico interesse. Crede anche nella lotta per i diritti delle donne e la parità di genere. Perché cinquant’anni dopo la concessione del voto alle donne, la battaglia non si è fermata. Anzi. Va avanti, d’altronde c’è tanto ancora da fare (come suggeriscono le testimonianze di donne scrittrici, attiviste, sindacaliste, giornaliste, ecc., raccolte nelle pagine seguenti). E le giovani come Tessa sono pronte a raccogliere il testimone dalle altre generazioni. I giovani hanno ereditato dai loro genitori, i primi a battersi negli anni ‘60 e ‘70 per più diritti, la forza di non stare zitti.  
Se necessario, scendendo anche in strada. Per scioperare. "Negli ultimi anni le donne, è vero, si sono fatte sentire, la loro voce è risuonata forte e a lungo. Penso ad esempio allo sciopero del 14 giugno 2019, ma anche al movimento per clima. Donne come me, anche giovani, che si sono fatte valere grazie al movimento femminista e ai diritti concessi alle donne in passato". Tessa combatte. Ma non per dare solo più potere alle donne. "Non sono femminista, anche se sostengo la causa. Penso che donne e uomini debbano avere gli stessi poteri. Pari opportunità, insomma. Perché un genere non deve avere il sopravvento sull’altro".
Nel frattempo però esistono ancora aree della società dove la parità non è stata raggiunta. "Basta pensare ai salari che sfavoriscono ancora le lavoratrici - sottolinea Tessa - ma anche alla politica, dove le donne non sono abbastanza rappresentate nelle liste. Forse non sono interessate e non si presentano. Non so dirlo. Magari è così. In ogni caso gli uomini sono ancora la maggioranza". Più diritti significa tuttavia vantaggi per tutti. Non soltanto per le donne. "Prendiamo il congedo paternità. Non c’è parità. Gli uomini non hanno diritto agli stessi giorni per la nascita di un figlio. Bisogna battersi affinché la situazioni cambi. Battersi per tutti. Altrimenti la lotta non è coerente".
Lottatrice fine in fondo, Tessa. Soprattutto per il clima perché è diventata attivista dopo essere stata nel 2018 nell’Artico. E aver toccato con mano la bellezza del pianeta, ma anche la sua precarietà, la fragilità di un ecosistema in pericolo. È stato lì, in quelle terre ghiacciate e sferzate dal vento, che ha capito che non poteva restare indifferente. "In quel momento ho deciso che dovevo fare qualcosa per proteggere l’ambiente".
Come lei tanti altri giovani sono scesi in piazza. Hanno urlato. Chiesto più impegno ai governi. "Le ragazze di poco più di 20 anni come me sanno che le donne hanno ricevuto il diritto di voto solo 50 anni fa e non lo sprecano. Ecco perché mi batto per far valere le mie idee. Ed ecco perché molti giovani sono attivi in questo periodo".
È una generazione che si alza in piedi e urla. Come hanno fatto i loro genitori. "Ovviamente c’era anche prima l’impegno delle donne, siamo sempre state interessate ai problemi e ai diritti. Oggi, forse, riusciamo a esprimere meglio le nostre idee, a farle sentire  maggiormente, grazie all’uso dei social network e di internet".
Checché se ne dica, le reti sociali e la globalizzazione in mano ai giovani che lottano si sono rivelati uno strumento utilissimo. "I social - spiega Tessa - hanno facilitato lo scambio di idee e opinioni e le hanno rese più forti. Adesso è molto più facile mobilitarsi. Ma anche informarsi".
abertagni@caffe.ch
30.01.2021


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